Roger Federer al Roland Garros? Pro e contro di una decisione (molto) difficile

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Da giorni ormai tiene banco il grande dilemma tennistico di Roger Federer: partecipare o no al prossimo Roland Garros? Sembra semplice, ma la decisione è tutt’altro che facile…

Per un giocatore come RF le motivazioni rappresentano una base fondamentale per proseguire nel lungo e glorioso cammino intrapreso nel lontano 2001 con il primo centro in quel di Milano. Quasi trentasette anni, 97 titoli nel singolare di cui 20 Slam, il più anziano numero Uno del Ranking nella storia. Insomma, che non abbia più nulla da dimostrare è abbastanza palese.

Quindi? Dove trovare le motivazioni? Continuare a vincere senza ombra di dubbio: ci sono i 1000 americani di Indian Wells e Miami da difendere, il nono Wimbledon da timbrare, gli Us Open da riconquistare, la tournee asiatica, le Finals di fine anno.

E allora perché mettere in discussione una programmazione che nel 2017 ha pagato alla grande per uno Slam in più? Semplice, Roger ha ancora voglia di dimostrare qualcosa a se stesso.

Il Roland Garros è sempre stato un torneo particolare per lui, a lungo inseguito e finalmente conquistato nel 2009 in finale contro Soderling, immagine indelebile nelle menti dei suoi tanti tifosi.

Prima di questa attesa vittoria, però, ci sono state lacrime amare dovute alle marea di sconfitte, quattro in finale e una in semifinale, contro l’eterno amico/rivale Rafael Nadal.

Lo stesso Rafa che dall’inizio del 2017 è stato battuto quattro volte su quattro negli h2h, con il “nuovo” rovescio diventato finalmente arma affilata e tagliente pronta a colpire anziché tallone d’Achille. Da qui i dubbi, la voglia di affrontarlo nel suo regno dopo tante delusioni. Perché sì, è riuscito a batterlo al meglio dei tre e cinque set sul cemento, ma come sarebbe affrontarlo a Parigi? Lui stesso ieri ha dichiarato “bello sfidare Nadal sul rosso, ma non so quante possibilità avrei di vincere”.

Una bilancia terribilmente equilibrata: da una parte la voglia di provarci per confermare le quattro nette vittorie del 2017, dall’altra la consapevolezza che la terra è tutt’altra musica e la nuova sinfonia potrebbe non bastare per alzare il trofeo.

E qui subentra la ragione, soprattutto in ottica Slam: Roger ha Wimbledon da difendere, scrivere per la nona volta il proprio nome nell’albo d’oro londinese, il giardino di casa tanto amato. Senza dimenticare gli Us Open in estate dove non vince dal 2008, troppo tempo per chi quel torneo l’ha visto trionfare cinque volte di fila.

Giocare Parigi potrebbe essere pericoloso, perché il giovanotto nonostante dimostri vent’anni ne ha quasi trentasette, non è un robot e il suo fisico (schiena in primis) potrebbe risentirne in vista dell’amata Londra e il resto della stagione.

In sintesi, il cuore dice sì, la ragione no. Se è vero che i sentimenti vanno sempre ascoltati per inseguire i propri sogni, la testa (spesso) non sbaglia a farsi valere.

 

Auguri, Roger!

 

Federico Granatiero

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