Wimbledon :parole in libertà

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Non c’è alcun dubbio: è stato lo Slam di Novak Djokovic. Grazie al sostegno dei suoi tifosi, che lo vedevano prima fuori contro Edmund, poi contro Khachanov, continuando per Nishikori e Nadal, fino all’insormontabile ostacolo Kevin Anderson (scarso solo nello US Open 250 del 2017), il serbo è riuscito in un’impresa mai riuscita prima a nessuno: vincere uno Slam dopo averne vinti altri 12 nella sua carriera. Un’impresa leggendaria, insomma.

E non me ne vogliano i tifosi di Nadal, ma di che vi lamentate? Almeno lo spagnolo è stato avvisato per tempo che il tetto sarebbe stato chiuso, mentre il povero Cilic, in Australia, si era munito di ombrellone, borsa frigo e birra ghiacciata per entrare sul centrale e, davanti al mondo intero, ha avuto un crollo psicologico nel trovarsi in un ambiente completamente climatizzato e asettico, troppo adatto al tennis del nonnetto svizzero che, a quel punto, avendo la vittoria già in tasca, ha deciso di proseguirla per cinque set per il semplice gusto di stare al fresco piuttosto che sotto il sole.

Ritirati Roger. Davvero, hai perso nei quarti finale di uno Slam, anzi, del tuo Slam. Non era mai successo prima, se non contro Berdych e Tsonga, ma quelli veri, non quelli che hai battuto sia prima che dopo, quelli sì che erano davvero scarsi e il loro massimo lo hanno raggiunto proprio in quelle partite. Sì, certo, hai perso anche una volta al secondo turno, nel 2013, e una volta in semifinale contro Raonic, il possente canadese, mica una pippa come Safin o Davidenko. Per non parlare di Roddick. Gente che, oggi, contro Nishikori, Thiem e Anderson non vedrebbe pallina.

Kyrgios, Zverev, ritiratevi anche voi. Anzi, Sasha, tu puoi continuare a giocare, ma negli Slam non presentarti, perchè tanto non duri. Hai fatto un quarto di finale con molta fortuna a Parigi, per il resto niente, e inoltre l’età ormai sta passando, sei un classe ’97 e se non dimostri qualcosa nelle prossime tre settimane possiamo già darti per bollito. Di Nick poi non parliamo, perchè ha le doti ma non si applica, se avesse la testa di Nadal, se prendesse un coach, se rosso di sera bel tempo si spera…sì dai, ci hai rotto le scatole anche tu.

Anderson e Isner sicuramente meglio di Cilic e Querrey lo scorso anno, questo Wimbledon ci dimostra come stiamo uscendo da questo periodo buio e di brutto tennis che abbiamo già visto dal 2002 al 2008, negli ultimi sei mesi del 2009, nei primi tre del 2010, per un paio di settimane nell’estate del 2012 e infine da inizio 2017 fino a venerdì 13 luglio 2018. Ora sì che possiamo parlare di vero tennis, con Marco Cecchinato e Dominic Thiem a giocarsi una semifinale Slam, con Anderson che fa due finali in neanche un anno: veri giocatori che hanno riportato il tennis agli splendori di una volta.

La chiosa finale, però, vuole essere seria, dopo aver scherzato tanto, forse troppo: complimenti vivissimi a Novak Djokovic che, nonostante fazioni avverse lo dessero per finito da due anni e gran parte dei suoi tifosi lo incoraggiasse a ritirarsi per evitare figuracce, ha mantenuto la calma, la voglia di giocare e soprattutto la fame di vittorie. Ha ricostruito un team vincente e ha saputo sfruttare al massimo ogni occasione. Quasi sicuramente supererà Sampras nel computo degli Slam e sarà più vicino agli altri due mostri sacri di questo sport. E forse da loro ha imparato come si torna dopo anni bui. Dico forse, perché se lo asserissi con assoluta certezza, farei gridare allo scandalo qualcuno. Ben tornato, Campione!

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