IL VIAGGIO DI NOVAK XIII: THERE AND BACK AGAIN

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  1. Settecentosettanta giorni. Cosi tanto è durato il periodo di astinenza da vittorie di tornei del Grand Slam da parte di Novak Djokovic. Un digiuno che, visto quanto fatto vedere nel lustro 2011-2016 (periodo in cui ha vinto cinque Australian Open, un Roland Garros, tre Wimbledon e due US Open, per un totale di undici Major vinti), più di un campanello d’allarme ha fatto suonare nel cuore dei suoi tifosi e anche di tutti i veri appassionati di questo magnifico sport.

Ho deciso di fare una cronistoria delle partite cruciali che hanno segnato dapprima la discesa e poi la risalita ai livelli che a lui spettano.

1) 2 Luglio 2016: La caduta degli dei

Un soleggiato pomeriggio di sabato 2 luglio 2016 non è una giornata come le altre: Novak Djokovic, fresco vincitore del tanto agognato Roland Garros il precedente 5 giugno, completando così il Career Grand Slam (nonché il c.d. Novak Slam, per via del quarto trofeo Major consecutivo, impresa riuscita per ultimo a Rod Laver 47 anni prima) cede il passo all’americano Sam Querrey con il punteggio di 7-6 6-1 3-6 7-6 in favore del californiano, vedendo così fermata la striscia di 30 vittorie consecutive che durava dalla vittoria nel primo turno contro Philipp Kohlschreiber nell’edizione 2015 di Wimbledon. Obiettivamente, qualche scricchiolio era risuonato dalle parole di uno dei suoi due allenatori dell’epoca, Boris Becker, il quale in un’intervista precendente all’inizio del torneo aveva asserito che il suo giocatore avesse per un attimo messo in secondo piano la sua carriera tennistica per concentrasi maggiormente alla sua famiglia. Ricordiamo che Djoker, in stagione, ha vinto, oltre al Roland Garros, l’Australian Open, i Masters 1000 di Indian Wells, Miami e Madrid e fatto finale a Roma, a cui si aggiungono il secondo turno di Monte Carlo e i quarti di finale a Dubai (dove si è dovuto ritirare nel corso del match di quarti di finale contro Feliciano Lopez per un problema all’occhio).

Prima del clamoroso e incredibile upset, il campione in carica ha superato in 3 set sia l’atleta di casa James Ward, sia il transalpino Adrian Mannarino. Il match contro Querrey, cominciato il giorno precedente, evidenzia un Djokovic non sicuramente pimpante, soprattutto nel secondo set; l’interruzione per oscurità (partita disputata sul Campo 1, non dotato di un impianto di illuminazione artificiale) ha costituito un evento a lui favorevole, ma nel tie-break del quarto set getta alle ortiche la possibilità di allungare il match al quinto e, perché no, ripetere l’impresa dell’anno precedente contro il sudafricano Anderson, lasciando così strada a Querrey che si isserà fino ai quarti di finale, superato in quattro parziali dal futuro finalista Milos Raonic. Questo passo falso lascia indubbiamente sgomenti i suoi fans, non più abituati a vedere scivoloni del genere da parte del loro beniamino, cominciando a farsi delle domande sul prosieguo della stagione.

2) 8 agosto 2016: I primi problemi al gomito

Djokovic, dopo il tonfo di Wimbledon, decide di andare a Toronto anche per testare la propria preparazione in vista delle vicine Olimpiadi. Durante la Rogers Cup, Nole non entusiasma fortemente, ma riesce a far suo il torneo senza neanche perdere un singolo set, superando Kei Nishikori in finale con il punteggio di 6-3 7-5.

A Rio de Janeiro, il sorteggio gli presenta, come primo avversario, il redivivo Juan Martin del Potro, rientrato solamente nel febbraio dello stesso anno in quel di Delray Beach in un match comunque di cartello. Sulle braccia del campione serbo, oltre i polsini con le bandiere della Serbia e del Brasile, si nota anche una fasciatura nei pressi del gomito, il che lascia intendere che qualche problema di natura articolare possa affliggere Djokovic. La partita contro la Torre di Tandil vede il n. 1 del mondo arrancare dietro le martellate di dritto dell’argentino, il quale riesce ad aggiudicarsi il match vincendo entrambi i tie-break, mentre Nole abbandona il campo fra le lacrime e, in conferenza stampa, annuncia che la sua presenza nel Masters 1000 di Cincinnati sarebbe stata in forte dubbio per via dei problemi al gomito (infatti salterà il Western&Southern Open).

3) 11 Settembre 2016: L’occasione sprecata

Nonostante la mancata partecipazione in Ohio, Djokovic si presenta regolarmente ai nastri di partenza dello US Open, torneo nel quale difende il titolo conquistato contro Roger Federer.

Durante il torneo americano, il serbo si sottopone a dei trattamenti a ultrasuoni al fine di fronteggiare i problemi ed essere al 100%. Nel corso della manifestazione, l’allora dodici volte campione Slam ha superato, mostrando una tutt’altro che eccelsa condizione fisica, Janowicz, Vesely, Youznhy, Edmund, Tsonga e Monfils, prima di dover affrontare in finale l’amico-rivale Stan Wawrinka; c’è da dire che il cammino verso l’ultimo atto è stato accompagnato anche da un pizzico di fortuna, dato che Vesely ha dato forfait prima del match, mentre Youznhy e Tsonga si sono ritirati durante la partita. Nell’epilogo che sarebbe valso la riconferma del titolo, Djokovic è partito bene strappando nei primi giochi la battuta al suo avversario, ma, sul più bello, non è riuscito a chiudere sul 5-3 in proprio favore (dopo aver avuto un set point nel game precedente), ma in occasione del tie-break non ha perso la bussola aggiudicandosi il gioco decisivo per 7-1. Ciononostante, Nole non riesce a dar seguito al primo parziale, cedendo progressivamente il passo a Wawrinka, complice anche i problemi al gomito soprattutto in fase di servizio, che si impone nei successivi set.

4) 20 Novembre 2016: La definitiva perdita del n. 1 mondiale

La sconfitta nella finale delle ATP World Tour Finals sancisce l’addio delle speranze di Djokovic di chiudere per la quinta volta in carriera davanti a tutti a fine anno (il n. 1, in realtà, lo perde in occasione del forfait di Raonic contro Murray durante la semifinale del Masters 1000 di Parigi Bercy). In precedenza, la stagione autunnale di Djokovic ha come suo principio lo Shanghai Rolex Masters, dopo che la decisione di dare forfait, causa persistenza dei problemi al gomito, nel prediletto torneo di Pechino (nel quale detiene ancora oggi il record di imbattibilità); nel torneo dove difende la vittoria ottenuta contro Tsonga, alza bandiera bianca in semifinale contro Roberto Bautista Agut, il quale ottiene la prima vittoria in carriera contro il serbo con il punteggio di 6-4 6-4, prima di arrendersi nettamente nella finale contro Murray; a Parigi Bercy, le cose non vanno meglio, dato che Nole termina la propria corsa nei quarti di finale, venendo sconfitto, per la prima volta in quindici incontri, da Marin Cilic (sconfitto nel turno successivo da John Isner).

Relativamente alle ATP World Tour Finals, il sorteggio del Round Robin è abbastanza benevolo, dato che i suoi avversari del girone sono Thiem, Raonic e Goffin (subentrato a Monfils nell’ultima giornata), tutti e tre superati perdendo solamente un set (il tie-break del primo incontro con Thiem, battuto poi nettamente per 6-0 6-2).

La finale con Murray, nonostante lo stato di grazia di quest’ultimo, li vede abbastanza vicini, perché Nole replica lo stesso punteggio dell’anno precedente contro Nishikori, mentre Andy vince solo nel tie-break decisivo contro Raonic, salvando addirittura dei match point; tuttavia, lo scozzese mostra una netta superiorità sia per quanto riguardava la potenza dei colpi (anche per via dei persistenti e non risolti problemi al gomito), sia per quanto attiene la freschezza atletica e il risultato finale, 6-3 6-4, va, per certi versi, un po’ stretto allo scozzese, anche se Nole ha orgogliosamente reagito a metà secondo set, nonostante fosse troppo tardi. Questa debacle rappresenta un indubbio contraccolpo nella psiche non troppo solida del campione di Belgrado, il quale si vede costretto a dover ricoprire nella stagione successiva il ruolo del cacciatore anziché quello della lepre.

Poche settimane più tardi, il 7 dicembre, Boris Becker dichiara di aver consensualmente interrotto il rapporto di collaborazione con Novak Djokovic dopo tre anni.

5) 19 Gennaio 2017: Il tonfo nel giardino di casa

Djokovic si presenta in quel di Melbourne con una vittoria importante a livello psicologico nel torneo di Doha, riuscendo a porre fine alla striscia di 30 vittorie consecutive di Andy Murray (iniziata dopo la sconfitta del 16 settembre 2016 contro Juan Martin del Potro durante la semifinale di Coppa Davis), bissando il titolo dell’anno precedente, vincendo la partita (erano dodici anni e tre mesi che non si affrontavano in finale di un torneo ATP 250 i numeri 1 e 2 del ranking; gli ultimi a riuscirci erano stati Federer e Roddick nella finale di Bangkok 2004) con il punteggio di 6-3 5-7 6-4.

L’esordio di Nole contro Verdasco è stato tutt’altro match rispetto alla sfida precedente di qualche settimana prima (nel match di Doha, il serbo ha salvato ben quattro match point durante il tie-break del secondo set), ma, nel secondo turno, l’incontro con Istomin non va secondo pronostico. Infatti, Nole, perde il primo parziale al tie-break, ma nel prosieguo riesce a prendere le misure del poderoso servizio dell’uzbeko vincendo i due successivi set con il punteggio di 6-4 6-2, però, quando tutto lascia presagire che Djokovic possa mettere le mani sul match, l’allora campione in carica del torneo non fa valere la sua maggiore caratura tecnica nel tie-break del quarto set e si costretto a giocarsi tutto nel quinto e decisivo set. Istomin, nonostante non possieda un fisico da maratoneta, è giocatore avvezzo a giocare partite lunghe e delicate anche sul piano psicologico (chiedere informazioni in merito al nostro Andreas Seppi) ed è riuscito a sfrutta il momento di defaillance del suo ben più quotato avversario vincendo il parziale per 6-4 e portandosi a casa il nobilissimo scalpo, lasciando completamente attoniti pubblico e supporters di Djokovic, che mai si sarebbero aspettati un’incredibile e prematura eliminazione dal torneo.

6) 15 Marzo 2017: La confusione si fa sempre più fitta

La sconfitta precoce di Melbourne ha generato più di un interrogativo sulle reali condizioni psicofisiche di Djokovic (circolano addirittura presunte crisi famigliari), il quale però decide di aderire alla chiamata del capitano non giocatore della Serbia in vista della partita di primo turno di Coppa Davis contro la Russia in quel di Nis. Il suo avversario nel primo incontro è  il Next Gen Daniil Medvedev, il quale è costretto al ritiro durante il quarto set, anche se nella prima frazione ha sovrastato nettamente sul piano della potenza il suo avversario; la Serbia riuscirà a sbrigare velocemente la pratica Russia già nella seconda giornata, permettendo così a Nole di non dover più scendere in campo.

Poco dopo la Davis, il nativo di Belgrado comunicato la sua intenzione di non voler partecipare al torneo ATP 500 di Dubai per motivi precauzionali (sempre per via del gomito), anche se, a fine febbraio, cambia idea e decide di accettare la wild card offertagli dal board del torneo di Acapulco (anch’esso un ATP 500). Durante la rassegna nella nota località balneare sita sull’Oceano Pacifico, Djokovic parte bene riuscendo a sbarazzarsi per 6-3 7-6 di Klizan, mentre nel turno successivo vince per 6-4 nel set decisivo contro del Potro, il quale si trovava addirittura sul 4-2 nel medesimo parziale; l’avversario dei quarti di finale è il folle Nick Kyrgios, che ha, una volta tanto, giocato un match superlativo, mettendo a segno il 34% di aces durante i suoi turni di battuta e, nonostante Djoker si sia mostrato superiore negli scambi da fondo, il giocatore di Canberra si impone con il punteggio di 7-6 7-5.

Tuttavia, l’occasione per la rivincita non si è fatta attendere, dato che i due si sono affrontati durante gli ottavi del BNP Paribas Open di Indian Wells; anche qui, però, è uscito vincitore dallo scontro l’aussie in una partita dove il serbo non ha mai dato l’impressione di poter far male al suo avversario, dando l’impressione di voler giocare solo per onor di firma. In conferenza stampa, il cinque volte campione del torneo  dichiara che i problemi fisici gli impediranno di dover difendere il titolo di Miami.

7) 21 Maggio 2017: L’azzeramento del suo team e il tentativo di partire con nuovi stimoli

Nonostante la rinuncia al Miami Open, Djokovic accetta la convocazione per la sfida di quarti di finale Davis contro la Spagna presso il vecchio Pionir di Belgrado (noto palazzetto che ospita le partite di basket del Partizan Belgrado) riuscendo a vincere e convincere nell’incontro inaugurale contro Ramos Vinolas, mentre non è dovuto scendere in campo domenica, dato che la sua Serbia è riuscita a ottenere il terzo punto già nella giornata di sabato.

A Monte Carlo il suo rendimento ha confermato tutte le titubanze del momento, dato che, sia con Simon, sia con Carreno Busta, vince solo al terzo set e il momento buio raggiunge uno dei suoi picchi più alti in occasione della sconfitta nei quarti di finale contro Goffin (6-2 3-6 7-5), dopo che ha avuto, nel set decisivo, l’occasione di andare sul 3-0 “pesante” per ben due volte (sciagurata la sua non decisione di andare a chiudere a rete un punto praticamente vinto sul 30-40). Ma il peggio deve ancora venire e infatti, durante una conferenza stampa del 5 maggio, all’indomani del Mutua Madrid Open, comunica al mondo dell’informazione che l’interruzione della propria collaborazione con lo storico team composto dal coach Marian Vajda, il preparatore Gebhard-Phil Gritsch e il fisioterapista Miljan Amanovic e, infatti, nel torneo madrileno, sarà solamente presente nel suo box il fratello Marko e il “guru” Pepe Imaz. Nel torneo Masters 1000 riesce ad arrivare fino in semifinale (anche grazie al ritiro di Nishikori prima del loro match di quarti di finale), ma Nadal si mostra nettamente superiore in quella che è la loro cinquantesima sfida, denunciando ampiamente i limiti di condizione e peso di palla del serbo.

Se l’inizio del torneo di Madrid vede l’interruzione del rapporto con il vecchio team, prima della finale agli Internazionali BNL di Italia, viene annunciato, oltre al nuovo sponsor (Lacoste), anche il suo nuovo coach, nientedimeno che l’otto volte vincitore Slam Andre Agassi, sperando di dare definitivamente una svolta all’annata. Il rendimento di Nole nel torneo, che si svolge presso il Foro Italico, è di tutt’altro livello rispetto a quanto visto nella settimana precedente: infatti raggiunge la sua ottava finale in carriera senza nemmeno perdere un set e con avversari di tutto rispetto come Bedene (7-6 6-2), Bautista Agut (6-4 6-4), del Potro (6-1 6-4) e Thiem (umiliato per 6-1 6-0). Tuttavia, nel corso della finale con il più talentuoso dei Next Gen, Aleksandr Zverev, non riesce a inanellare il quinto successo, venendo battuto nettamente per 6-4 6-3, senza che il tedesco abbia offerto una palla break.

8) 6 Giugno 2017: La dura legge del contrappasso

E così il viaggio verso Parigi è caratterizzato dalla speranza che il Kid di Las Vegas, capace di rialzarsi per ben due volte da situazioni ben peggiori nel corso della sua carriera, riesca a ripetere la sua esperienza personale con il campione di Belgrado. I primi due turni del Roland Garros, torneo nel quale Nole è accreditato della seconda testa di serie, contro Granollers e Sousa sono filati lisci, mentre nei sedicesimi di finale con Schwartzman affiorano i primi problemi, in quanto Djokovic perde il primo e terzo set, salvo poi vincere l’incontro sfruttando la sua ben superiore esperienza in incontri di questo calibro; il match di ottavi contro Ramos Vinolas è stato avvincente solo nel primo set, vinto al tie-break dalla testa di serie n. 2, che, nei due successivi parziali, si  impone per 6-1 6-3. L’avversario dei quarti di finale è  Dominic Thiem, in quella che è una riedizione della semifinale di dodici mesi prima. Così come nel match precedente, la partita viene giocata solamente nel primo set, vinto dal giocatore di Wiener Neustadt al tie-break, nonostante un set point Djokovic sul 5-4. La perdita del primo parziale produce nella testa del serbo un meccanismo di rapida catabasi, permettendo a Thiem di poter comandare in lungo e in largo per il resto della partita e il risultato finale hconferma questa cosa, dato che, dopo il 6-3 del secondo set, l’austriaco si “vendica” del bagel di Roma riservando il medesimo trattamento nella terza frazione. Il body language di Nole al momento della stretta di mano con il suo avversario rappresenta un sintomo evidente di quanto il periodo di crisi psicofisica di Djokovic sia tutt’altro che passato.

9) 12 Luglio 2017: L’infortunio

A seguito della batosta terrificante, la stampa internazionale insinua che i problemi fisici del serbo siano così rilevanti da impedirgli di partecipare al torneo di Wimbledon che comincerà il successivo 3 luglio. Queste indiscrezioni, però, vengono smentite dalla avvenuta accettazione della proposta di partecipare all’ATP 250 di Eastbourne, torneo di indiscussa importanza storica, anche se snobbato dai big causa estrema vicinanza a Wimbledon.

Nel torneo del Devonshire, Djokovic appare con atteggiamento ben diverso, come testimonia la vittoria finale senza nemmeno aver perso un parziale (Pospisil, Young, Medvedev e Monfils gli avversari battuto).

A Wimbledon, nonostante la quarta posizione nel ranking ATP, beneficia della seconda testa di serie. Nole conferma il buon momento di Eastbourne vincendo agevolmente gli incontri con Klizan, Pavlasek e Gulbis, ma, durante la sfida contro Mannarino (spostata a martedì per una pessima scelta organizzativa), nonostante abbia vinto i primi due set, nel terzo il serbo chiama un medical time out che lascia presagire che i problemi al gomito fossero tutt’altro che superati, anzi; nonostante l’evidente sofferenza, Novak  vince nuovamente in tre parziali.

Nei quarti di finale, l’avversario di turno si chiama Tomas Berdych, giocatore con il quale aveva vinto ventitré dei venticinque precedenti incontri. Il primo set vede il dominio dei turni di servizio, ma nel tie-break si palesano a tutti gli effetti i problemi al gomito, come testimonia l’agevole vittoria del giocatore ceco; a questo punto, Djokovic chiama nuovamente il MTO al fine di porre rimedio alla situazione, salvo poi arrendersi immediatamente dopo il break subito nel secondo game, rinunciando così a una possibile semifinale avvincente contro Roger Federer. Per un ironico scherzo del destino, questo ritiro avviene a due anni esatti di distanza dal suo terzo sigillo a Wimbledon, quando ha sconfitto per 7-6 6-7 6-4 6-3 Federer.

10) 26 Luglio 2017: Il giorno dello stop

Djokovic, attraverso il suo account ufficiale su Twitter, ha detto che terrà una diretta Facebook con la quale dirimerà i dubbi sul suo prosieguo della stagione. Il giorno fissato è per il 26 luglio (come Roger Federer un anno prima) e il suo breve live video lascia pochi margini interpretativi: la decisione è quella di saltare il rimanente 2017 per via dei problemi al gomito. Nonostante questa decisione sofferta, una buona notizia, qualche settimana più tardi, lo ha comunque reso felice: il successivo 3 settembre è diventato padre di Tara, nata a poco meno di quattro anni di distanza dal fratello Stefan.

11) 22 Gennaio 2018: Il rientro affrettato

L’arrivo dell’anno nuovo sembra lasciar presagire che i problemi al gomito fossero acqua passata, ma la cancellazione dal torneo esibizione di Abu Dhabi e dall’ATP 250 di Doha destano nuova preoccupazione fra i suoi supporters e gli addetti ai lavori, come conferma una foto postata con il tutore applicato sul braccio. Prima di sciogliere la riserva se partecipare o meno all’Australian, Nole decide di iscriversi al Kooyong Classic e al Tie Break Tens, rimediando una vittoria netta contro Thiem nel primo (6-1 6-4) e una sconfitta contro Hewitt, ma, in ogni caso, decide che farà parte dei 128 partecipanti a Flinders Park (a posteriori, viene ipotizzato che la decisione sia stata frutto anche delle pressioni deigoi sponsor).

Per ovviare al problema, Djokovic, in concerto con Agassi e Stepanek (unitosi al team subito dopo il suo ritiro dall’attività agonistica nello scorso dicembre), decide di cambiare la meccanica al fine di sottoporre l’articolazione a una minore sollecitazione.

Il suo esordio nel torneo con Donald Young, è ampiamente positivo, come confortato dal 6-1 6-2 6-4; nel turno successivo, l’impegno è più probante, anche se Monfils è sempre uscito sconfitto; nonostante la vittoria in quattro set del serbo, i problemi maggiori provengono dalla canicola presente quel giorno (quasi 40 gradi), che fiacca parecchio entrambi i giocatori, soprattutto Monfils vicino a rimettere; sebbene i sedicesimi contro Ramos Vinolas siano stati poco più di una formalità, i problemi fisici di Nole comunque riaffiorano, come evidenziato dalle continue chiamate del trainer. Negli ottavi, Djokovic ha a che fare con una sfida generazionale: infatti, dall’altra parte della rete si presenta Hyeon Chung, vincitore della prima edizione delle Next Gen Finals e che ha destato un’ottima impressione battendo, nei turni precedenti, Mischa Zverev, Medvedev e Aleksandr Zverev; rispetto al loro precedente di due anni fa, sempre a Melbourne (primo turno vinto agevolmente dal serbo), il giovane coreano fa vedere i suoi incredibili miglioramenti, mostrando, soprattutto sul lato del rovescio, una solidità degna dei migliori diamanti partendo decisamente meglio e riuscendo poi a rintuzzare il ritorno del suo avversario vincendo il primo set al tie-break; il classe ’96, nel prosieguo del match, non mostra il benché minimo tentennamento e porta a casa anche la seconda frazione, questa volta con il punteggio di 7-5; il terzo parziale mostra ancor di più la differenza di condizione fisica e di salute: Djokovic prova eroicamente a resistere, ma al tie-break Chung non fa sconti e accede, per la prima volta in carriera, in un quarto di finale in un Major (la sua corsa verrà interrotta dal ritiro in semifinale contro Roger Federer, quando si trovava sotto per 6-1 5-2).

12) 2 Febbraio 2018: L’operazione

Novak Djokovic, dopo aver appurato che i trattamenti applicati non sorridono effetti positivi, decide di prendere per mano la situazione che stava diventando decismaente incresciosa, optando per un piccolo intervento chirurgico mirato alla rimozione della sporgenza ossea del gomito che tanto lo ha fatto patire in questi mesi; come si evince da una foto che ha fatto il giro del mondo, l’intervento è avvenuto in una famosa clinica specializzata in ortopedia sita nel comune svizzero di Muttenz, nel Cantone di Basilea Campagna. Questo intervento riuscirà a garantire a Djokovic di poter finalmente rientrare ai livelli di sua competenza? Ai posteri l’ardua sentenza…

13) 11 e 23 Marzo 2018: La gatta presciolosa fa i figli ciechi

Come ogni intervento chirurgico che si rispetti, il periodo di convalescenza dovrebbe venire rigorosamente rispettato, ma Novak, di solito persona estremamente premurosa e attenta a ogni minimo dettaglio, dapprima non si cancella dall’entry list di Indian Wells e Miami (tornei che si svolgono nel mese di marzo, quindi in un lasso temporale abbastanza prossimo rispetto all’operazione a cui si è sottoposto) e poi decide di parteciparvi, lasciando perplesse tutte le persone dotate di un minimo di raziocinio. Questa scelta di partecipare allo swing primaverile di Oltreoceano si rivela come quella di Walter Donovan quando il Cavaliere Templare guardiano di Alessandetta gli chiese di optare, fra i vari calici esposti, il vero Graal: ha scelto malamente (he chose poorly, come venne detto nella lingua originale del film in questione) e, infatti, non riuscirà a vincere nemmeno una partita nei due tornei; a Indian Wells viene estromesso dal nipponico Taro Daniel, in una partita in realtà cominciata bene, ma, al momento di quagliare, perde la battuta dopo che nel game precedente ha avuto addirittura un set point, così come nella finale 2016 di New York contro Wawrinka, però, a differenza di quell’occasione, Nole riesce addirittura a perdere il tie-break (terza sconfitta nel gioco decisivo in altrettante partite stagionali); tuttavia, non si lascia sfuggire la chance nel secondo set, ma, nella frazione decisiva, la condizione psicofisica deficitaria decide di presentare sul tavolo dello Stadium il proprio conto e l’atleta del Sol Levante sfrutta in maniera repentina, come se fosse un ninja, quest’occasione raramente ripetibile. Come già detto in precedenza, a Key Biscayne nulla è cambiato (indubbiamente, questo rappresenta il punto più basso di questi calvario): altro giro, altra sconfitta, questa volta contro il folle Benoit Paire (6-3 6-4 il punteggio in favore del tennista di Avignone), ponendo così fine alla striscia di 18 vittorie consecutive in quel di Crandon Park (che ha ospitato per l’ultima volta in carriera questo torneo) che durava dal lontano 2013, quando l’attualmente ex tennista Tommy Haas ne aveva interrotto il cammino.

14) 8 Aprile 2018: A volte ritornano

Come se non bastasse il periodo estremamente negativo (3-3 il record stagionale dopo Miami), nel team di Nole avviene un ulteriore cambio: infatti, dopo neanche un anno, Andre Agassi, in un comunicato stampa dell’1 aprile, ha dichiarato che il suo rapporto di collaborazione con il campione serbo è giunto al termine, non adducendo in realtà alcuna motivazione; a pochi giorni di distanza, precisamente il 5 aprile, anche l’altro coach Radek Stepanek mette la parola fine alla partnership.

Quando tutto sembra perduto e che la situazione di Djokovic volga verso il baratro, alcuni siti sportivi hanno lanciato un clamoroso scoop nella giornata di domenica 8 aprileDjokovic Djokovic va ad allenarsi a Marbella sotto lo sguardo vigile del suo storico mentore, Marian Vajda. Questa notizia è un raggio di sole in un cielo nerissimo e la maggior parte dei tifosi del serbo, fra cui lo scrivente (comunque sempre fiducioso), comincia a nutrire una timida speranza concreta circa un suo vero ritorno ad alti livelli; a conferma di tutto ciò, l’ex tennista slovacco è presente nel box di Djokovic in occasione del Monte Carlo Rolex Masters. Proprio in questo torneo, per la prima volta da dodici anni, parte dal primo turno, perché non compare fra le prime otto teste di serie, ossia quelle che hanno diritto al bye (infatti era n. 9 del seeding); già il primo match, sulla carta, avrebbe potuto nascondere parecchie insidie, ma il suo connazionale Lajovic decide di non infastidirlo più di tanto, racimolando complessivamente la miseria di un game (quattordicesimo anno di fila in cui Djokovic riesce a rifilare almeno un bagel a un suo avversario), anche se c’è da dire che il serbo sia entrato con un atteggiamento ben differente rispetto ai due tornei precedenti; l’incontro dei sedicesimi di finale gli pone di fronte Borna Coric, capace di esprimere finalmente il proprio livello potenziale a Indian Wells e Miami. Il più quotato serbo parte meglio dai blocchi, ma si fa recuperare poco dopo, ma Borna, sul 5-5, non sfrutta le chances a sua disposizione e nel game successivo perde servizio e primo set; nel secondo parziale, Nole nuovamente difetta del suo killer instinct non chiudendo il match sul proprio servizio, ma nel tie-break, questa volta, mantiene il ghiaccio nelle vene, guadandosi così l’accesso agli ottavi dove lo attende Dominic Thiem; la quarta sfida sul rosso tra i due vede un miglior inizio del futuro finalista del Roland Garros, ma sul 5-3 40-15 smarrisce la bussola, consentendo al belgradese di rientrare; da quel momento fino al tie-break, i servizi diventano i padroni della partita, ma nel gioco decisivo i turni di battuta dell’austriaco vanno a farsi benedire, consentendo a Nole di andare avanti nel computo dei set vinti. Nonostante i buoni progressi, la condizione fisica non si riacquista da un momento all’altro e nei due successivi parziali Thiem non ha più grossi problemi facendo suo l’incontro con il punteggio di 6-2 6-3, ma questa sconfitta, a differenza di quelle precedenti, non è affatto una bocciatura, anche perché il nativo di Wiener Neustadt sa eccome il fatto suo sul mattone tritato.

15) 19 Maggio 2018: Odi il mio ruggito?

Di prassi, Nole decide di non disputare tornei intermedi prima di Madrid, ma questa volta, complice anche la classifica deficitaria, ottiene una wild card per il torneo di Barcellona. La sua corsa, però, viene immediatamente infranta dal muro Klizan, complice anche un crollo psicofisico a cavallo tra settimo e ottavo gioco nella terza e decisiva frazione.

A seguito di questo clamoroso incidente di percorso, Djokovic, sotto saggio consiglio di Vajda, il 28 aprile comunica che nel suo entourage tecnico è tornato il suo storico preparatore atletico, ossia l’austriaco Gebhard-Phil Gritsch, al fine di dare una scossa alla carente condizione atletica di Nole, come evidenziatasi negli ultimi tornei disputati.

Dopo le smentite circa una sua eventuale partecipazione a Estoril (torneo vinto nel 2007 contro Gasquet), Nole è presente nel tabellone del Mutua Madrid Open, ma l’urna è tutt’altro che benevola, in quanto nel primo turno se la deve vedere con un altro “nobile decaduto”, Kei Nishikori, il quale ha suggellato il suo rientro a buoni livelli con la finale a Monte Carlo; sebbene le attese per questa partita (che due anni fa era stata una delle due semifinali) fossero altissime, l’effettivo riscontro del campo è di tutt’altro avviso, dato che soprattutto Nishi appare estremamente falloso, concedendo così la vittoria al serbo; nei sedicesimi di finale, il contendente in questione è il prodotto migliore della LTA dai tempi di Murray, ossia Kyle Edmund, il cui dritto e le fattezze somatiche ricordano quelle di Jim Courier. Nel primo set, l’andamento è  dalla parte del nativo di Johannesburg, il quale conclude con un comodo 6-3; come contro Klizan, però, il secondo set è un assolo di matrice balcanica, lasciando presagire che il peggio sia passato, ma le analogie con la partita di Barcellona non finiscono e, infatti, dopo aver fallito delle palle break sulla situazione di 3-3 (seppur con un pizzico di sfortuna), si fa strappare la battuta subito dopo, decretando così la vittoria del britannico per 6-3 2-6 6-3.

L’uscita prematura dal Master 1000 numero quattro della stagione pone ulteriori interrogativi circa la rinascita di Djokovic e il nuovo banco di prova è rappresentato da un torneo solitamente molto “amico” del serbo come lo è Roma.

Nella rassegna romana, la partenza di Nole  appare decisamente più convincente rispetto ai tornei precedenti, riuscendo a disporre abbastanza agevolmente dei cavalli pazzi Dolgopolov e Basilashvili; negli ottavi contro Ramos Vinolas, giocatore sempre insidioso su terra anche se in calo rispetto all’anma precedente, Djokovic mantiene una buona velocità di crociera per buona parte della partita, ma al momento della chiusura non ne approfitta subendo il break, ma wueque volta la reazione è veemente come testimonia il controbreak immediato e la seconda chance non viene gettata alle ortiche, centrando per l’ennesima volta i quarti di finale agli Internazionali BNL di Italia. La rivincita di Madrid con Nishikori vede un andamento completamente differente rispetto a dieci giorni addietro: come nella semifinale di due anni fa, il giocatore di Matsue rifila un pesante 6-2 nel primo parziale e subito dopo ha l’occasione di far incanalare la partita sui propri binari, ma Novak mantiene la barra salda e capovolge l’inerzia, mandando il match al set decisivo; differentemente da due anni fa, la partita non si protrae fino al tie-break, ma, per la prima volta nella stagione, il serbo mette in atto una rimonta, infilando una serie di quattro giochi consecutivi dal 3-2 Nishikori, dando conferma pratica del buon lavoro di Gritsch.

Neanche il tempo di finire i festeggiamenti per la prima semifinale stagionale che subito bisogna pensare a colui che, dal 2005 a oggi (salvo una lieve flessione nel biennio 2015-2016), è stato l’assoluto padrone della terra rossa: Rafael Nadal. I due, giunti alla sfida numero 51 (la più frequente rivalità tennistica sul piano numerico della storia), non hanno mai perso un incontro in carriera durante le semifinali di Roma (dieci vittorie per Rafa, otto per Nole) e anche se il serbo è ancora alla ricerca della forma migliore, la vittoria non è assolutamente scontata, anche se il maiorchino era comunque favorito con un buon margine. Pronti, partenza e via (si rivede finalmente la moglie Jelena nel box), Djokovic non mostra alcun timore reverenziale nei confronti del king of the clay procurandosi due chances per strappare immediatamente la battuta al suo avversario, ma Rafa si è messo di traverso, scampando il pericolo; Djokovic, dal canto suo, ha provato a tessere la sua solita trama, ma alla prima situazione di allarme rosso, non è riuscito a fronteggiare l’emergenza, andando così sotto di un break, ma, in coerenza con i progressi già visti nei precedenti incontri, non ha mollato l’osso ripiano il parziale, incitando il pubblico a tifare per lui, segno inequivocabile che la Forza stia nuovamente scorrendo potente in lui; successivame al controbreak, la partita non offre nuovi sussulti, anche se Djokovic ha dimostrato di poter tenere testa a Nadal, il quale decide di alzare la velocità della prima fino a 200 km/h, merce estremamente rara per lui su terra e di conseguenza il tie-break appare come la soluzione più logica per dirimere il vincitore; anche qui il trend non scema, ma alla fine prevale il maggior cinismo dello spagnolo, che conclude il set con una pregevole risposta di rovescio lungolinea su un tentativo di serve and volley a uscire. Purtroppo il secondo set vede un Nole che non si conferma sui livelli precedenti, dando così il via libera al suo avversario che si aggiudica l’incontro per 7-6 6-3, anche se la nota positiva è indubbiamente rappresentata dal ritorno a buoni standard per quanto riguarda Djokovic, non solo sul piano del gioco ma anche del carattere e della grinta mostrata.

16) 5 Giugno 2018: Una doccia congelata

Archiviato il torneo capitolino, che, seppur positivo sul piano del rendimento, ha visto il campione serbo scivolare fuori dalla top 20, Djoker è andato a Parigi armato di buone intenzioni, nonostante non sia stato incluso nel novero dei favoriti principali.

I primi due turni dello Slam della Ville Lumière presentano avversari coriacei (Dutra Silva e Munar) ma incapaci di poter reggere totalmente il livello di Novak, mentre il primo vero test per questa nuova versione c’è già nella partita successiva; Bautista Agut, nonostante venga da un momento famigliare estremamente travagliato, combatte come sempre con tutte le energie fisiche strappando anche il secondo set, ma nel quarto Nole si mostra nettamente superiore chiudendo a suo appannaggio per 6-2. Quando tutti aspettano di vedere un ottavo entusiasmante fra Djokovic e Dimitrov, il bulgaro decide di regalare il suo canonico flop stagionale perdendo senza appello contro Fernando Verdasco; l’incontro serbo-ispanico non costituisce particolari grattacapi all’ex numero uno mondiale, il quale disinnesca il gioco del madrileno con colpi che mandano fuori giri quest’ultimo, come testimonia il risultato finale di 6-3 6-4 6-2, consentendo a Nole di centrare il quarto di finale numero dodici su quattordici edizioni disputate (solo nel 2005 e nel 2009 è uscito prima). Il suo contendente nel terzultimo atto è  la rivelazione del torneo Marco Cecchinato, il quale occupava la posizione n. 72 prima che iniziasse il Roland Garros; lo start vede il ventiseienne palermitano avere una marcia in più, dato che, dopo non aver sfruttato una palla break nel primo turno di risposta, non si lascia sfuggire l’occasione sul 2-1, confermando poi il vantaggio fino a fine parziali grazie a colpi penetranti e smorzate vincenti;  dall’altra parte della rete, il serbo appare decisamente scorato, complice anche un lieve problema al collo che non gli permette di esprimersi al massimo delle sue potenzialità; anche nella seconda frazione, è il Ceck a partire meglio, come confermato anche dal break in apertura, ma Djokovic questa volta non rimane inerte, piazzando il controbreak poco dopo, trascinando la partita al tie-break; qui, però, riemergono nuovamente i problemi correlati alla mancanza di cinismo, permettendo così a Cecchinato di aggiudicarsi anche il secondo set; a questo punto, la situazione sembra volgere in direzione di un upset che avrebbe del clamoroso, ma il Ceck stacca la spina e così Nole va sull’1-2; il serbo, sulle ali dell’entusiasmo, nuovamente breakka il suo avversario, ma, quando l’andamento spinge verso il quinto set, Djokovic si innervosisce,  causa mancata concretizzazione di diverse palle break sul 4-1 in proprio favore, facendosi breakkare sul 5-3 (avanti 30-0), dando così nuova linfa a Cecchinato, il quale ritrova i colpi dei primi due parziali e portando il match al tie-break. Le emozioni non tardano a venire, in quanto Ceck guadagna immediatamente un minibreak, ma sul 3-0 per l’italiano, Djokovic reagisce con quattro punti consecutivi, grazie anche a due errori di fila del palermitano nei suoi due turni di battuta, ma il n. 72 non smette di crederci capovolgendo a sua volta il punteggio; l’effetto montagne russe, però, non si interrompe, perché Nole reagisce da campione con il suo marchio di fabbrica, la risposta, prima di chiudere con la “benedizione”, ma il punto successivo, di estrema importanza, finisce nelle mani del vincitore di Budapest, procurandosi così il primo match point, ma il momento per l’esultanza viene bruscamente interrotto da una carezza al volo del belgradese degna di un gesto che ogni mamma fa al/alla proprio/a figlio/a ed è sempre con un colpo di volo che la testa di serie n. 20 va a guadagnarsi la prima opportunità di allungare il brodo, però poi il rovescio va a finire oltre la riga di fondo; un punto più tardi si presenta nuovamente la possibilità, questa volta sul servizio di Djokovic, però lo schiaffo al volo del suo avversario vanifica tutto, ma la terza chance (la seconda sul proprio servizio) arriva immediatamente, ma, a punto praticamente vinto, Nole stecca col dritto, complice anche un lieve brusio del pubblico, determinando il terzo cambio di campo nel game decisivo, anche se si riscatta sul secondo match point Cecchinato con lo schema servizio-dritto, salvo poi venir tradito dallo stesso colpo subito dopo; anche per il palermitano si tratta della seconda occasione sul proprio servizio, però vengono procrastinati i festeggiamenti, perché la risposta del serbo lo costringe a mandare in rete il colpo, ma poco dopo arriva la quarta chance per la storia e, su un tentativo di serve and volley di Djokovic (arma sovente usata dal in questi frangenti), la traiettoria risposta di rovescio da parte di Ceck assume le sembianze di un arc-en-ciel andandosi a spegnere su una parte della riga laterale alla destra del suo avversario, sancendo così il 13-11 e lasciandosi cadere a terra dalla gioia per l’impresa realizzata (era dal Roland Garros 1978 che un italiano non accedesse alle semifinali, l’ultimo a riuscirci era stato Barazzutti). Da grande sportivo qual è, Nole, in pieno e giustificato stato di amarezza, va  dall’altra parte della rete per complimentarsi con il vincitore abbracciandolo. Tuttavia, la conferenza stampa del serbo, caratterizzata da risposte con monosillabi, lascia paventare un’ipotesi al dir poco terrificante, ossia la possibilità che salti tutta l’imminente stagione su erba.

17) 19-24 Giugno 2018: Una nuova speranza

Il pericolo di una scelta obiettivamente insensata svanisce a seguito della decisione di Djokovic di partecipare al Fever-Tree Championship (meglio conosciuto come torneo del Queen’s), sebbene il suo nome non era presente nell’entry list.

I problemi al servizio palesatisi a Parigi scompaiono già dal primo match contro John Millman, come testimoniano l’alta resa di prime in campo e punti vinti con la prima di servizio e il risultato finale ne è la logica conseguenza, 6-2 6-1 (nessuna palla break concessa); nel secondo turno, l’opponente è l’ex campione dell’edizione 2014 Dimitrov, alla ricerca di conforto dalla sua amata erba dopo una deludente stagione sul rosso, ma il giocatore di Haskovo regge solo nel primo set, finito 6-4 per Nole, mentre la seconda frazione e un monologo serbo, dato che il bulgaro si mostra nullo al servizio, dando così il via libera per i quarti di finale, dove il finalista dell’edizione incontra Mannarino; il francese parte meglio, andando avanti di un break nel terzo game, ma la replica non si fa attendere strappando la battuta la transalpino sia nell’ottavo sia nel dodicesimo gioco, mentre il secondo set è a senso unico e Nole c’entra così la semifinale contro un altro bleu, Chardy; questa partita si disputa sul filo dei punti, ma a prevalere è Djokovic con il punteggio di 6-4 7-6. La prima finale stagionale lo vede fronteggiare il temibile Marin Cilic, capace di perdere solo una volta la battuta nel corso della manifestazione (secondo turno contro Muller); nel prologo si assiste a una maggior solidità col servizio del campione di Belgrado, che però si ritrova per primo a dover annullare delle palle break, scampando il pericolo grazie a San servizio, la stessa entità che tradisce Cilic sul 6-5 per il suo avversario, che conquista così il primo parziale. La regola della battuta non subisce compromissioni fin quando si arriva sul 4-5 30-40 che vuol dire anche Championship Point: tuttavia, il nativo di Medjugorje mostra un insolito coraggio e annulla il tutto con un servizio vincente a uscire, trascinando poco dopo la partita al tie-break, nel quale, complice anche una flessione del servizio di Nole, pareggia i conti dopo essere stato sotto per 4-2. Il turning point della partita è indubbiamente rappresentato da quel mortifero passante sulla parità del game numero otto, che taglia le gambe a un Djokovic apparso decisamente stanco dopo la fine del secondo set e che non oppone resistenza dopo il break del 5-3. Sebbene non sia arrivato un successo che sembrava ormai a portata di mano, vedere il serbo combattere nuovamente nei piani alti lo include nel lotto dei papabili vincitori di Wimbledon.

18) 15 Giugno 2018: Il risorgimento della Fenice e il ritorno dello Jedi

Ed eccoci quindi al momento clou, ossia quello che ha definitivamente certificato la completa risalita di Obi-Wan KeNole.

Grazie all’algoritmo verde, il serbo guadagna ben 9 posizioni, passando dal 21 del ranking alla testa di serie n. 12. Nei primi due match, Djokovic lascia sei games a testa a Sandgren e Zeballos, ma le prime insidie cominciano a palesarsi sotto forma di Kyle Edmund, il quale parte decisamente meglio vincendo per 6-4 la prima frazione, nonostante Nole abbia avuto due palle break per andare avanti 2-0, però la testa di serie n. 12 non si deprime e livella il computo dei parziali con un netto 6-3 e conferma il trend positivo schiacciando l’avversario con un perentorio 6-2; nel quarto parziale assistiamo alla definitiva maturazione psicologica di Djokovic, capace di reggere alla pressione del pubblico dichiaratamente a favore del 23enne Brit e di una svista che ha dell’incredibile e che avrebbe potuto compromettere l’esito della partita, perché avrebbe conferito il break al serbo, che strappa il servizio a Edmund nel suo turno di servizio successivo, andando poi a suggellare il match con il definitivo 6-4.

La pessima organizzazione del Manic Monday rischia di veder rinviata la partita fra Djokovic e Khachanov, ma Nole rimane concentrato e regola abbastanza agevolmente il russo (6-4 6-2 6-2 il punteggio finale).

Per la terza volta in stagione, la testa di serie n. 12 affronta Nishikori e, dopo un reciproco 6-3, la maggior attitudine a queste superfici del dodici volte campione Slam emerge in tutto il suo splendore, regolando l’avversario con un doppio 6-2, nonostante nel terzo set il belgradese si sia ritrovato sotto 0-40.

Per la prima semifinale Slam da New York 2016 non può essere scelto avversario migliore per testare le vere capacità di resistenza di questo nuovo Djokovic: il n. 1 del mondo Rafael Nadal. La sfida fra i due comincia solamente alle 20 londinesi a causa dell’incredibile battaglia che ha visto Anderson prevalere su Isner “solamente” dopo 6 ore e mezza di battaglia (7-6 6-7 6-7 6-4 26-24), ragion per cui la partita comincerà con le luci artificiali e con la copertura (che, a differenza del vero indoor, permette l’entrata di qualche corrente d’aria).

I primi games della partita denotano un grande animus pugnandi da parte di entrambi, ma il primo allungo è di marchio belgradese e sarà l’unico del primo set. Le prime palle break nella seconda frazione arrivano ancora una volta per Nole, ma è rafa ad andare effettivamente davanti, anche se la gioia dura poco causa controbreak; però Nadal è duro a morire e rimette ancora la testa davanti e questa volta lo fa in maniera definitiva, nonostante sul 5-3 abbia dovuto cancellare due palle del 5-4.

Il terzo parziale è avaro veramente di suspence, causa dominio reciproco sui propri turni di battuta che determinano la decisione della contesa al tie-break; nel gioco decisivo, differentemente da quanto visto prima, c’è subito uno scambio di minibreak e controminibreak e per vedere il primo scatto in avanti bisogna attendere il 4-2 messo a segno dal serbo, il quale non molto più tardi, riconcede il favore sul 5-3; il primo a giungere a set point è Nadal, ma viene annullato, così come quelli sul 7-6 (sul suo servizio) e sull’8-7, però non si demoralizza e cancella la prima possibilità di 2-1 Djokovic, ma sul punto successivo sbaglia la misura della volée e il serbo ne approfitta immediatamente con un comodo passante di rovescio e non spreca l’opportunità concessa, andando sul 2-1 è, proprio in quel momento, arriva l’interruzione, dato che sono le 23 e l’accordo con i residenti della zona non può essere minimamente derogato.

Si riprende il giorno dopo sempre con il tetto chiuso, nonostante il cielo sereno, in quanto non vi è stato comune accordo fra i due contendenti circa la sua riapertura; la ripresa delle ostilità offre subito grande spettacolo, causa palle break da ambo le parti: Djokovic perdona, Nadal no e approfitta del momento per scappare sul 3-0, salvo poi farsi riprendere sul 2-3, ma c’è ancora la sua griffe poco più tardi e, come sul 5-3 nel secondo set, sventa il pericolosissimo tris di palle break che avrebbe vanificato tutto e certifica il 2-2 con un ace dopo aver chiesto consulto a hawkeye.

L’ultimo set non offre particolari spunti finché non si giunge al 4-3, quando Djokovic ha la chance di andare a servire per il match, però Nadal cala la sbarra e nel game successivo si procura ben due palle per andare a sua volta a chiudere la partita, ma Nole gli riserva il medesimo trattamento; trascorso il momento cruciale, si riprende normalmente con la facile gestione dei propri turni conditi da parecchi vincenti, finché non si giunge sul 7-7, che costituisce il momento thrilling per eccellenza: Nole riesce, in un primo momento, a salvarsi bsul 15-40, ma poi offre una terza palla break che avrebbe probabilmente incanalato la partita sui binari maiorchini se non fosse stato per il magico passante di dritto incrociato che vanifica la discesa a rete di Nadal; da quel momento in poi, Djokovic si scrolla le paure di torno, mentre il suo avversario avverte la possibilità che un suo passaggio a vuoto potrebbe essere letale e infatti ricorre a tutta la sua infinita garra per annullare il matchpoint sull’8-7, ma nel turno successivo uno scivolone sullo 0-30 fa sì che il pericolo diventi triplo e anche un immenso guerriero come lui deve arrendersi dopo che il suo dritto finisce largo, permettendo a Nole di esultare, seppure lo faccia in maniera estremamente contenuta, nonostante l’epicità della battaglia, finita con il memorabile punteggio di 6-4 3-6 7-6 3-6 10-8.

Eccoci quindi al grande finale di domenica 15 luglio, una giornata che può essere importante per il mondo tennistico qualora Djokovic dovesse prevalere su Anderson. Questa volta, le grandi aspettative non vengono ripagate, in quanto il sudafricano parte male perdendo immediatamente il servizio, elemento fondamentale del suo gioco, e fa altrettanto sull’1-3, mettendo ancor più in discesa la prima frazione di gioco; se Kevin è magnanimo, lo stesso non si può dire per Nole, che tiene con estrema facilità il servizio e con ciò il 6-2 è servito.

Purtroppo per gli spettatori (decisamente meno per Nole), il secondo set assume il medesimo andamento di quello precedente: break nel primo game e secondo break sull’1-3, con Djokovic che, a differenza di quanto fatto vedere con Edmund e Nadal, non regala nulla, anche perché gran parte del lavoro glielo svolge il suo avversario e così anche questo parziale finisce con un netto 6-2.

Quando si ha l’impressione che la partita sia assoggettata a un destino simile alla scorsa finale maschile, ecco Anderson esibirsi in un moto d’orgoglio decidendo di entrare finalmente nella partita, per la gioia degli spettatori che hanno speso fior di quattrini per assicurarsi un posto; Nole però continua a gestire bene i momenti in cui deve servire, ma improvvisamente arriva la prima palla break in favore del sudafricano sul 4-3, ma il serbo serve bene e sventa il pericolo; questa occasione ingenera in Kevin un meccanismo psicologico per il quale si convince che mandare la partita al quarto set e si ha la conferma nel successivo gioco dove serve Nole, ma anche questa volta la testa di serie n. 12 dimostra di avere i nervi saldi, placando sul nascere il possibile focolaio di rivolta che sarebbe valso la vittoria del parziale; come recita il detto, non c’è due senza tre, come il numero di set point avuti dall’ottava testa di serie sul 6-5, ma, come nelle altre circostanze, nulla ha potuto, perché Novak gli ha sbarrato immediatamente ogni via di accesso, ragion per cui si va al tie-break. Memore probabilmente delle occasioni non maturate (anche se non è stata colpa sua in nessuna delle sei occasioni), Anderson smarrisce la via del servizio e Djokovic è bravo a cogliere l’attimo, operando due minibreak consecutivi che lo portano sul 4-1, anche se si vede costretto a vederne uno sul secondo servizio, ma ormai il suo avversario è il primo a non crederci , ristabilendo il vantaggio dei due minibreak e che significa quattro Championship Point: sul primo, è Anderson a servire e chiudere con il dritto successivo, però il secondo è quello buono, dato che il servizio centrale da sinistra di Djokovic vede la risposta non superare la rete e così il serbo si piega sulle gambe tenendo la racchetta davanti a sé, mentre il giudice arbitro pronuncia il fatidico “game, set and match Djokovic” e sicuramente gli saranno venuti in mente tutti i periodi bui trascorsi in questi ultimi due anni, fra infortunio al gomito e l’idea paventata a Miami di decretare la fine della propria attività agonistica, come confermato in una recente intervista dall’ex collega Filippo Volandri. Fortunatamente per chi scrive e per gli amanti del tennis, tutto ciò è stata solo una dichiarazione a caldo, così come quella dopo la sconfitta contro Cecchinato e finalmente possiamo dire che Nole è tornato sulla retta via, lontano dal sentiero del lato oscuro che tanto lo ha attanagliato…

WELCOME BACK NOVAK, WE MISSED YOU!

Vorrei sentitamente ringraziare l’Ammiraglio William Adama per avermi dato una mano sia in fase di reperimento dei materiali, sia nella fase di elaborazione del testo.

Marco Perri

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